La mia città/I miei dopo-ore

Il pranzo di Natale e sentirsi un po’ troppo vecchi, un po’ troppo giovani. un po’ troppo.
Occhi che osservano e trasmettono messaggi a codice binario, devi solo essere bravo a leggerli. perchè qua nessuna parola è sprecata e nessun gesto superfluo. Se vuoi crescere devi imparare le regole del gioco e poi fare una scelta.
Con quale squadra vuoi giocare?
Hai un tempo per decidere e poi devi schierarti. Niente scuse: tramezzini o pasta in bianco. champagne o caviale. Non importa, quello che sei cel’hai scritto nei denti che metti in salvo oppure in saldo. E la tua storia è accumulata alle tue spalle, scarti di quello che eri, di quello che non sei voluto essere, di quello che ti hanno impedito di diventare.
Il pranzo di Natale e mangiare senza pensare, un colpo al cerchio e uno alla botte. Mamma e papà, i regali e tutto il bene del mondo sbattuto bene bene con lo zucchero a velo in sacchetto di plastica trasparente. Irriverenza dopo-ore che non sono più le stesse.